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NON MOLLARE MAi CREDI NEI SOGNI
SE CI CREDI VERAMENTE ALLA FINE
SI REALIZZANO!


 

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15 agosto 2019

Buon Ferragosto


Buon Ferragosto e Buona Lettura...

17 luglio 2019

E se fosse Domani? x Vasco Rossi

Il mio ultimo romanzo " E se fosse Domani? " inviato con dedica a Vasco Rossi, che con la sua musica e le sue parole ha accompagnato la mia vita


2 luglio 2019

E se fosse Domani?



Se scoprissimo che la vita è un sogno? E se da un bellissimo sogno non ci svegliassimo più?
Il romanzo parla della vita di un uomo che si chiede cos'è l'amore. Il protagonista è un tipo un po' impacciato ed insicuro.Viene licenziato, e per questo cerca nuove opportunità in altri paesi. Quando crede che sia tutto finito ecco che la vita risponde ai suo quesiti. Ma lo fa in un sogno... forse no, lo fa realmente?














1 marzo 2018

Romanzo Bello e Maledetto

A distanza di più di un'anno, sono qui a parlarvi del mio romanzo dal titolo " Bello e Maledetto" Lettere Animate Editore. Qualcuno penserà che sia un romanzo rosa, che parli di amore tra un uomo e una donna, ma tra le righe di questa storia c'è la vita di ogni uno di noi vera o desiderata. 

Una cosa molto importante che viene affrontato nel romanzo è il senso della vita, quanti di noi si sono domandati almeno una volta che senso ha...!

Buona lettura

Daniele

https://www.amazon.it/dp/B01F53YLDI/

https://www.lafeltrinelli.it/ebook/daniele-sbaraglia/bello-e-maledetto/9788868825072

https://play.google.com/store/books/details/Daniele_Sbaraglia_Bello_e_Maledetto?
id=YDkcDAAAQBAJ

https://www.ibs.it/bello-maledetto-ebook-daniele-sbaraglia/e/9788868825072

10 marzo 2017

La mia recensione di “Bello e Maledetto”, di Daniele Sbaraglia


Di Giovanni Garufi Bozza

Ho letto recentemente Bello e Maledetto, di Daniele Sbaraglia, che mi ha chiesto una recensione.


Sinossi:
E’ la storia della vita di Shon, un ragazzo presto chiamato a diventare uomo, con un’adolescenza difficile, segnata dalla separazione dei genitori e da un rapporto conflittuale con la madre. Incapace di imbrigliarsi in rapporti duraturi, dopo qualche avventura intensa, vissuta a Roma, sua città natale, l’incontro con Simona sembra fargli conoscere finalmente l’amore. Questo lo porterà a laurearsi in medicina, a specializzarsi in neurologia e neurochirurgia e a diventare padre. Controversa è la figura del dottor Spicchi, nuovo compagno della madre, che lo aiuterà nel suo percorso di specializzazione e successivamente nella sua carriera di neurochirurgo. E’ proprio in sala operatoria che Shon conosce e comincia a frequentare Alice, una donna in gamba indipendente e votata alla carriera. Inevitabilmente, ciò comporterà la crisi con Simona e un nuovo capitolo con il rapporto più “aperto” con Alice.


La storia, narrata in prima persona, tratta la vita di un classico narciso, Shon, impaurito dai legami stretti, e, potremmo dire, innamorato dell’innamoramento stesso, in perenne ricerca del suo sé. Aggiungerei, una persona piena di se, senza accento.


L’autore delinea bene il personaggio, lo fa crescere e mutare nel corso della narrazione, e fa mutare la storia stessa, non mancando di inserire qualche colpo di scena, o cambio drastico, da me apprezzato.


Anche dal punto di vista linguistico, la costruzione sintattica è impeccabile.


Il vero limite di questo testo è di non essere un vero romanzo. L’autore sceglie una via di mezzo tra un diario, che non è un diario, una epistola, che non è propriamente epistola, e un romanzo, che non è romanzo (e anche dentro questa categoria potremmo parlare di una sorta di romanzo di formazione, di un sentimentale, in qualche caso di un harmony…. troppi miscugli.).


Spesso compaiono delle riflessioni in corsivo che richiamano la poesia, ma non sono poesia. E che finiscono per diventare una sorta di testo di una canzone.


Il risultato diventa una narrazione che appare spesso veloce, quasi il rendiconto di una vita, non scende nel profondo, nel qui ed ora del narrato, che perde così di emozioni, le stesse che invece potrebbe potenzialmente narrare e passare al lettore. Il desiderio dell’autore è narrare la storia di Shon, ma in pochi punti la dona realmente nella sua pienezza.


La storia scorre come la relazione di Shon con le tante donne che incontra. Resta in superficie. Non scende nel profondo. Ma se questo può andar bene per un personaggio narciso, non si può dire lo stesso per uno scritto.


Solo a metà testo, quando Shon incontra il suo mentore, Misan, e finché l’autore narra il loro incontro, abbiamo l’idea di un vero e proprio romanzo. Poi, ancora, solo in altre due occasioni, brevissime (l’incontro con Axia, la figlia di Shon, e la scelta del protagonista di occuparsi degli orfani).


Il resto è un genere indefinito. È il vero problema della cultura letteraria odierna, definire romanzo ciò che romanzo non è.


Nel caso di questo testo, è un peccato doppio, perché perde tanto di ciò che potrebbe passare al lettore. L’autore ha talento, ma deve definire meglio i confini entro cui stare col suo narrato, perché, sforandoli, fa perdere tanto alla narrazione stessa e a quello che può passare.


Il mio consiglio, per quanto vale, è di modificare l’impalcatura, rivedere i confini del narrato, magari con l’aiuto di un editor, avendo in mente che tutta la narrazione può diventare simile alle pagine tra Shon e Misan, dove davvero emerge il talento dell’autore.





11 febbraio 2017

BELLO E MALEDETTO DI DANIELE SBARAGLIA. RITRATTO INTERIORE DI UN DON GIOVANNI ATIPICO




Bello e maledetto di Daniele Sbaraglia (Edizioni Lettere Animate) è sicuramente un romanzo sui generis. Sbaraglia è un esordiente nel mondo della letteratura ma ha una lunga carriera nel mondo dell’arte. Dovessi trovare un modo per parlare di questa sua opera è da qui che partirei: si tratta in tutto e per tutto di un ritratto. Ritratto di un personaggio, che parte dal dato esteriore, delle azioni di Shon, ragazzo e poi uomo, per portarle su una dimensione più profonda. La tecnica del monologo interiore da questo punto di vista è parsa una soluzione lecita, anche se ormai molto usata ed abusata; Sbaraglia sa condurla con polso, senza troppe sbrodolature, rischio che in questo tipo di scritture è sempre dietro l’angolo. L’autore si affida ad una prosa che fa della brevità degli enunciati il suo punto di forza, e che si fa più rarefatta fino a lasciare lo spazio alla poesia. Molti dei brevi capitoli finiscono con la voce del personaggio che si fa lirica. Curioso come questi intermezzi, ma chiamarli tali è un po’ riduttivo, siano introdotti spesso dal verbo dire: non sono parole che il personaggio scrive in un secondo momento ma un flusso lirico che coincide con alcune scene, svolte. È un vero e proprio linguaggio alternativo alla prosa che il personaggio usa per descriversi. Prendersi le sue pause. In alcuni casi è un po’ debordante ma comunque approfondisce, come le parole fossero pennellate, alcuni tratti del protagonista.

Tanti i temi che emergono durante la lettura: Shon, in linea con la tradizione dei grandi Don Giovanni della letteratura, è personaggio che si dona ed è sempre animato da un fuoco dal quale prende energia ma che ha un lato oscuro. Oscurità che si riverbera particolarmente sul tema della paternità che Shon affronta in modo ambiguo ma senza mezze misure: prima la rifiuta poi la reinterpreta in maniera libera da pregiudizi come dono, “finestra aperta su un uomo […] che se ne era fregato”.

Bello e maledetto aggiorna la tradizione dongiovannesca, indagando l’interiorità dell’uomo “dannato”. Cosa c’è in quel disperdersi di avventura in avventura: ovvero le delusioni e le scelte di una vita. La forma letteraria a metà tra il flusso interiore ed il lirismo degli intermezzi poetici, il suo insistere sul protagonista che fagocita un po’ gli altri personaggi, costituiscono indubbiamente la forza del libro ma anche il suo limite. A molti piacerà. Ad altri no.

Ma va dato atto a Sbaraglia del coraggio della forma e di aver dato luce nuova ad un topos letterario eterno.

Grazie al Sito Sharadaweb

https://sharadaweb.wordpress.com/2017/02/05/bello-e-maledetto-di-daniele-sbaraglia-ritratto-interiore-di-un-don-giovanni-atipico/

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