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11 febbraio 2017

BELLO E MALEDETTO DI DANIELE SBARAGLIA. RITRATTO INTERIORE DI UN DON GIOVANNI ATIPICO




Bello e maledetto di Daniele Sbaraglia (Edizioni Lettere Animate) è sicuramente un romanzo sui generis. Sbaraglia è un esordiente nel mondo della letteratura ma ha una lunga carriera nel mondo dell’arte. Dovessi trovare un modo per parlare di questa sua opera è da qui che partirei: si tratta in tutto e per tutto di un ritratto. Ritratto di un personaggio, che parte dal dato esteriore, delle azioni di Shon, ragazzo e poi uomo, per portarle su una dimensione più profonda. La tecnica del monologo interiore da questo punto di vista è parsa una soluzione lecita, anche se ormai molto usata ed abusata; Sbaraglia sa condurla con polso, senza troppe sbrodolature, rischio che in questo tipo di scritture è sempre dietro l’angolo. L’autore si affida ad una prosa che fa della brevità degli enunciati il suo punto di forza, e che si fa più rarefatta fino a lasciare lo spazio alla poesia. Molti dei brevi capitoli finiscono con la voce del personaggio che si fa lirica. Curioso come questi intermezzi, ma chiamarli tali è un po’ riduttivo, siano introdotti spesso dal verbo dire: non sono parole che il personaggio scrive in un secondo momento ma un flusso lirico che coincide con alcune scene, svolte. È un vero e proprio linguaggio alternativo alla prosa che il personaggio usa per descriversi. Prendersi le sue pause. In alcuni casi è un po’ debordante ma comunque approfondisce, come le parole fossero pennellate, alcuni tratti del protagonista.

Tanti i temi che emergono durante la lettura: Shon, in linea con la tradizione dei grandi Don Giovanni della letteratura, è personaggio che si dona ed è sempre animato da un fuoco dal quale prende energia ma che ha un lato oscuro. Oscurità che si riverbera particolarmente sul tema della paternità che Shon affronta in modo ambiguo ma senza mezze misure: prima la rifiuta poi la reinterpreta in maniera libera da pregiudizi come dono, “finestra aperta su un uomo […] che se ne era fregato”.

Bello e maledetto aggiorna la tradizione dongiovannesca, indagando l’interiorità dell’uomo “dannato”. Cosa c’è in quel disperdersi di avventura in avventura: ovvero le delusioni e le scelte di una vita. La forma letteraria a metà tra il flusso interiore ed il lirismo degli intermezzi poetici, il suo insistere sul protagonista che fagocita un po’ gli altri personaggi, costituiscono indubbiamente la forza del libro ma anche il suo limite. A molti piacerà. Ad altri no.

Ma va dato atto a Sbaraglia del coraggio della forma e di aver dato luce nuova ad un topos letterario eterno.

Grazie al Sito Sharadaweb

https://sharadaweb.wordpress.com/2017/02/05/bello-e-maledetto-di-daniele-sbaraglia-ritratto-interiore-di-un-don-giovanni-atipico/

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